Nargis è nata il 31 ottobre 2011 nello stato di Luknow in India. E’ lei l’abitante della Terra numero 7 miliardi. In 12 anni siamo aumentati di un miliardo e cresceremo ancora. Nel 2050, secondo alcune stime delle Nazioni Unite, raggiungeremo i 9 miliardi.
Nel 2006, alcuni anni prima della nascita di Nargis, in un articolo per L’Ecologiste, Nicholson-Lord rifacendosi agli studi sull’impronta ecologica di Andrew Ferguson (capo ricerche della fondazione inglese Optimum Population Trust), spiegava che se anche tutti gli allora 6 miliardi di abitanti del Pianeta avessero avuto uno stile di vita occidentale modesto, basato interamente sulle fonti rinnovabili, avremmo comunque avuto bisogno, per il sostentamento di tutti, di 1,8 pianeti.
E quando raggiungeremo quota 9 miliardi, la Terra sarà in grado di sopportare un numero così elevato di abitanti? Riusciremo a produrre tutto il cibo necessario? Potremo garantire fonti energetiche sufficienti?
Il sovrappopolamento è indubbiamente un problema di difficile soluzione, come molti altre questioni che l’Umanità si trova ad affrontare, tuttavia ancor più complesso considerando il silenzio che lo avvolge. C’è infatti una generalizzata paura nel trattare questo tema perché si ritiene che il controllo dell’incremento della popolazione sia inevitabilmente legato a violazioni dei diritti umani. Vengono in mente, ad esempio, forme di sterilizzazione coatta, politiche repressive per il contenimento delle nascite o pesanti azioni “diplomatiche” , come ci ha ricordato Serge Latouche nel “Breve trattato sulla decrescita serena” in cui cita documenti USA riferibili al premio Nobel Henry Kissinger che scriveva “Per perpetuare l’egemonia americana nel mondo e assicurare agli americani un libero accesso ai minerali strategici in tutto il pianeta, è necessario contenere, o addirittura ridurre, la popolazione di tredici paesi del Terzo Mondo il cui il semplice peso demografico li condanna, per così dire, a volgere un ruolo di primo piano nella politica internazionale.”
Le strade percorribili ed auspicabili comunque non sono, ovviamente, quelle descritte. Esistono ad esempio soluzioni più ragionevoli, che passano attraverso l’emancipazione della donna.
Infatti sono quattro i fattori tra loro interconnessi, che gli esperti di demografia hanno individuato per arrivare ad una stabilizzazione della popolazione globale:
Azioni prevalentemente indirizzate ai paesi del Terzo Mondo (e non solo se pensiamo al tasso di crescita demografia degli Stati Uniti) che se attuate contemporaneamente (condizione fondamentale) hanno dimostrato di essere la strada giusta per ottenere una minore crescita demografica. Tutto questo senza pregiudicare la legittima aspirazione di una coppia a diventare genitori.
Tuttavia non esiste un’autorità globale ed imparziale che possa assumere decisioni su quale sia la quota di abitanti ritenuta sostenibile per il Pianeta e quali azioni compiere per raggiungerla.
Il problema quindi non è decidere se rallentare, o addirittura fermare, la crescita demografica, ma stabilire a chi spetti decidere in quanti abbiamo il diritto di occupare il Pianeta ed eventualmente quali siano i Paesi a dover contenere le nascite. Ed è questo il vero nocciolo. Chi può arrogarsi il diritto di scegliere per altri su di un tema tanto delicato? Sarà ancora una volta l’occidente ricco a decidere il futuro dei Paesi poveri?
Quello che conta veramente oggi è abbattere il muro di silenzio che è stato eretto attorno a questo problema. Discutere, affrontare questo tema, valutarne ogni aspetto, significa prima di tutto prenderne coscienza.
E la consapevolezza è indubbiamente il passo fondamentale nella giusta direzione per poter trovare insieme le solizioni più eque e di buon senso.
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