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Nottoria e il suo gigante, la quercia monumentale più grande d'Italia

Ha oltre 500 anni, per abbracciarla servono cinque persone. È stata salvata a furor di popolo

«All'orizzonte di ogni campo, c'è sempre un paese», così scriveva Henri Desplanques, geografo e colto conoscitore dell'Umbria, cogliendo uno dei tratti più caratterizzanti della nostra ruralità regionale.

A Nottoria no, all'orizzonte c'è un gigante verde, una quercia plurisecolare, ancora nel pieno delle sue forze vitali, con la sterminata cupola di foglie lobate e dentate. È tra le più grandi d'Italia.

Il gigante, rispettato dell'uomo che ha contribuito alla sua perfetta conservazione fino ai giorni nostri, possiede un tronco sano ed eretto, tanto da fare invidia agli altri esemplari che torreggiano imponenti nel bosco circostante.

Basta osservare le sue enormi branche senza una punta secca, per capire che gode di ottima salute, grazie anche alla posizione riparata, al suolo e l'esposizione favorevole.

La grande quercia è sulla stradetta che conduce al paese dai pressi di Savelli, attraverso il Vallone. Lungo questa strada ce n'erano tante altre, piantata quattro secoli fa, ma sono state abbattute negli anni 1960.

Molte stavano seccando per l'incuria, altre invece sono state tolte di mezzo senza alcun motivo.

Lei è rimasta l'unica superstite, distesa fra la valle e il paese, che fa da sentinella all'ultima propaggine della piana di santa Scolastica di Norcia.

Emidio Graziani, il presidente della comunanza agraria, insegnante laico di religione, nutre per questo splendido albero una simpatia speciale, tanto che si considera il suo custode. «È stata salvata più che a furor di popolo, a furor di poeta» racconta con il cuore in gola, mentre un tiepido vento culla la quercia sopra di noi.

«È stato Alberto Poggi - spiega - che riposa nella nuda terra al cimitero della Madonna della Quercia, a impedire lo scempio totale. Per quest'albero, io sono quasi il suo sacerdote druida, perché la sua linfa scorre nel mio sangue. C'è un rapporto molto viscerale e sono d'accordo con William Blake quando dice che l'uomo diventa ciò che contempla. La quercia di Nottoria ha più di cinque secoli ed è arrivata fino a noi grazie alla cura della nostra gente, che l'ha sempre difesa dal vischio, un parassita molto distruttivo. Le querce di Nottoria sono state molto preziose anche per il frutto che davano, la ghianda, fonte di caloria per i maiali e di ricchezza per gli uomini che facevano i norcini a Roma. Era una gioia costatare che un maiale faceva quattro dita di lardo, perchè fonte di sicura sopravvivenza».

A chiunque transita sotto il suo manto verdissimo, la grande quercia infonde una sensazione di forza e tutti i pochi abitanti di Nottoria nutrono una simpatia speciale, quasi un religioso rispetto.

E non potrebbe essere diversamente, perchè questo stupendo esemplare è considerato l'albero monumentale più bello d'Italia.

I suoi rami sembrano toccare il cielo e le sue radici penetrare in profondità nelle viscere della terra, dove si trova la linfa preziosa che l'ha reso lussureggiante e vigoroso.

Chissà quante storie potrebbe raccontare. Forse simili a quelle dell'albero degli zoccoli, perché ha visto per secoli un piccolo mondo antico, fatto di boscaioli, pastori e contadini, legato ai ritmi delle stagioni, alle tradizioni e alla religiosità. Soprattutto ha visto i valori semplici ma solidi di questa terra.

Nottoria si trova a circa 13 km da Norcia e si compone di due nuclei: uno più antico e fatiscente chiamato Villa vecchia, l'altro di più recente costruzione (villa nuova). Il suo nome sembra derivare «da una notte cattiva (notte ria)», durante la quale una frana avrebbe sommerso il vecchio abitato romano e i superstiti avrebbero spostato il nucleo fin quassù, a 995 metri s.l.m,. C'è anche un'altra versione, secondo la quale l'etimologia del nome deriverebbe dal mirtillo selvatico, che nella lingua natia si chiama nottula.

Comunque, la grande vecchia di Nottoria, torreggia silenziosa, solenne, elegante e austera. Guarda pure la realtà che cambia. Se andate a Norcia, non dimenticate di contemplarla, perchè è un simbolo dei suoi boschi.

http://www.giornaledellumbria.it/article/article163931.html#.U3G7GZ...

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